“Era da tanto tempo che non si vedeva un noir con personaggi così convincenti. Con A War Named Desire Alan Mak, sotto l'egida di Joe Ma - adesso più che mai produttore del miglior cinema di Hong Kong -, colpisce il bersaglio grosso, quello che fino qualche anno fa era appannaggio unicamente di Johnnie To e della sua combriccola.
E' ambientato in Thailandia all'alba del nuovo anno: la maggioranza della popolazione è pronta ai festeggiamenti, tutti tranne uno sparuto gruppo di gangster rifugiatisi qui da parecchi anni…
Il merito della riuscita dell'opera va in primo luogo all'ottima sceneggiatura, che non concede tregua allo spettatore e che, soprattutto, non si complica mai la vita (eccettuato il necessario flash forward iniziale), procedendo nella maniera più lineare. La sensibilità verso i personaggi è sintomo di consapevolezza: la storia passa in secondo piano rispetto ai caratteri che la popolano. Contribuiscono da par loro l'ottima colonna sonora dominata dalle chitarre, degna di un road movie - con le inevitabili pause dove cantano Daniel Chan e Gigi Leung, a beneficio del pubblico più tradizionalista - e le location rurali tailandesi. Un luogo sperduto, isolato, dove gli anti-eroi intraprendono un cammino che recupera quei grandi temi che hanno reso immortali alcune pellicole poliziesche cantonesi: vendetta, fratellanza e amicizia”.
hkx.it
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