Cari lettori, questo è il primo di una futura serie di argomenti che riguardano il mondo del design e della progettazione in generale. Spero siano di vostro gradimento e mi auguro possiate rispondermi dando vita a qualche bella discussione. Oggi parliamo di piccola/grande serie e di innovazione. Grazie mille per l'attenzione e buona lettura.
Quando oggi si parla di industrial design, la questione della serie è molto relativa. Un tempo distinguere il pezzo unico o operare nella grande serie, era una scelta fondamentale. Oggi la questione è molto diversa, nel senso che l'industria agisce soltanto a condizione di essere capace di produrre elementi di innovazione nei suoi prodotti. L'innovazione è un tipo di energia che si produce in forme molto particolari. L'innovazione può essere sviluppata come esperimento sul pezzo unico, e poi può avere un'enorme influenza sulla grande serie. Però è anche vero che oggi sulla grande serie ci si può permettere degli elementi di innovazione che un tempo si riteneva impossibili, perché si pensavano i grandi mercati come realtà ottuse e non disponibili a recepire elementi di forte innovazione. Questo è un atteggiamento oggi molto superato.

Charlie Chaplin in "Modern Times" - USA 1936
Il mercato è oggi una realtà molto ricca, molto sofisticata, molto differenziata che richiede anche innovazione di massa. Del resto vediamo, per esempio, che settori come quello della formula uno, sono dei settori che sperimentano su dei prototipi degli elementi di innovazione che poi arriveranno, filtrati, mediati, riorganizzati, sull'automobile di grande serie. Allora i due settori non sono più così in contrasto, anche perché le due culture che storicamente erano poste l'una contro l'altra, cioè la cultura industriale contro la cultura artigianale, che era presentata come la sola alternativa, oggi danno invece un quadro di rapporti integrati molto più intenso, cioè l'artigianato è una delle parti sperimentali della cultura industriale, tanto è vero, appunto, a proposito delle automobili di Formula Uno, esse sono dei prodotti artigianali, cioè fatti a mano, montati a mano utilizzando le tecnologie più sofisticate, mai in un pezzo unico. Quindi sono i prodotti artigianali che lavorano come base di ricerca per la grande serie.

Laboratorio Resign presso Do - nucleo culturale di Faenza
Tutte le industrie che agiscono sui nostri mercati ad alta saturazione hanno un bisogno costante di innovazione tecnologica commerciale, estetica o merceologica. Innovazione come unico mezzo in grado di affrontare la concorrenza e rinnovare continuamente l’offerta. Uno scenario da cui ha avuto origine la rivoluzione che Jeremy Rifkin chiama “economia dell’accesso”, che consiste nell’avvento sulla scena di una nuova società di massa, non più costituita da consumatori anonimi, ma da piccoli operatori finanziari, da micro-imprenditori indipendenti, da inventori di imprese estetiche, di nuovi servizi e di relazioni virtuali nel mondo del’e-commerce.
L’innovazione perenne diventa una risposta ad un mercato composto da consumatori sempre più attenti ed esigenti ad ogni aspetto del prodotto, sia apparenza che contenuto.
[…] Innovazione non più prodotta solo dai grandi centri di ricerca scientifica, i campus universitari, i grandi studi di progettazione, e le maisons del gusto, ma anche, e soprattutto, dai distretti giovanili, dal popolo disperso dei ricercatori indipendenti dalla miriade di nuove figure professionali legate alla creatività. Andrea Branzi
Un humus creativo fertile e diffuso di cui l’impresa deve servirsi per sopravvivere e viceversa. Un esempio di imprenditorialità spontanea che opera secondo una logica che diventerà universale, quella del self-brand.
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Un po' di grinta
Avanti... non siate timorosi...
Cosa ne pensate di questo ragionamento?
Siete d'accordo con me?
"L'essere PUÒ innovazione
Uno che non so a questo