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Nel 2007 è stato presentato un nuovo progetto ogni 3 minuti e mezzo e il numero dei designer cresce esponenzialmente di anno in anno. E’ sempre più difficile giustificare la ricerca di nuove possibilità da applicare agli oggetti. Abbiamo di gran lunga soverchiato il sovraffollamento seriale del pop con un incredibile e forse non richiesta abbondanza concettuale: gli oggetti non solo sono tantissimi, ma sono tutti portatori di vari messaggi, di tante logiche, di tanti punti di vista. La tecnologia e la conoscenza mediamente possedute da designer ed architetti porta quasi necessariamente alla creazione di prodotti di un certo valore merceologico, ben più difficile è conferire valore simbolico diverso dall’esclusività. La creazione di valore nel mercato deriva sempre più dalla creazione di valore simbolico, identitario esperienziale, tanto da far parlare di una economia della conoscenza in cui il valore attribuito ad un oggetto dipende sempre più dal contenuto intrinseco in termini di know how e dal significato interpersonale che gli viene attribuito.
Questi sono solo alcuni dei dati che evidenziano l’aumento della complessità che caratterizza lo scenario socio-economico attuale. La crescita esponenziale di flussi di persone, di idee, di informazioni ha causato un cambiamento radicale nella concezione delle categorie di spazio e tempo, principi attraverso i quali le persone attribuiscono senso all’esperienza, individuale e collettiva. La progressiva diminuzione della distanza, fisica e sociale, delle persone ha generato quello che potremo definire “brain storming globale”: ovvero la situazione in cui sempre più individui, potendo accedere, anche autonomamente, ad una quantità di informazioni sempre
crescente, costruiscono percorsi di senso individuali, soluzioni adattative autoreferenziali alla complessità del sistema sociale. Questo processo, caratteristico della post-modernità, agisce simultaneamente in una doppia direzione: da un lato, libera definitivamente l’individuo dai vincoli caratteristici del passato, consentendogli di sperimentare esperienze e percorsi di senso sempre possibili altrimenti; dall’altro, limita la possibilità di creare un sistema stabile di significati attraverso il quale giungere ad una rappresentazione coerente della realtà. L’eccessiva frammentazione di significati che siamo chiamati a gestire nel lavoro e nelle relazioni interpersonali limita la possibilità di giungere ad identità forti, capaci di resistere di fronte ai molteplici significati attribuibili all’esperienza.
Alla grande proliferazione di idee a cui stiamo assistendo, spesso coerenti fra loro ma isolate, è accompagnata una grossa dispersione di energie creative causata dal fatto che l’eccessiva autoreferenzialità non permette una cumulatività e una complementarità delle conoscenze, indispensabile per gestire la complessità del contesto socio-economico contemporaneo e giungere a soluzioni realmente innovative. Le incongruenze caratteristiche del post-fordismo possono essere risolte solamente adottando un paradigma nuovo, reticolare, basato su un tipo di razionalità non più strumentale ma riflessiva, che tenga in considerazione il potenziale impatto dell’azione umana
sull’ambiente, sociale e naturale, valorizzi l’importanza delle relazioni attraverso la complementarietà delle competenze e il processo di propagazione/democratizzazione della conoscenza.
Lo scenario precedentemente rappresentato, caratterizzato in ultima analisi da una grande ricerca di significati ad alto valore identitario, suggerisce che oggi conviene concentrarsi, più che sugli oggetti e sui progetti, sui processi e sulle relazioni rispetto alle quali i progetti divengono delle conseguenze. Il metaprogetto REsign prefigura una sorta di rivoluzione copernicana per la quale il processo progettuale, da strumento al servizio della produzione, diventa mezzo per l'instaurarsi di relazioni sensate: il senso di un oggetto non sarà quello di essere più o meno bello ma nella capacità che avrà di porsi come "creatore" di relazioni dense e ad alto contenuto identitario (Design 2.0). In quest’ottica, REsign è una metodologia che si propone di adottare un approccio sostenibile alla progettazione sia da un punto di vista relazionale/sociale che ambientale.
Tale metodologia si basa essenzialmente su tre principi inspirati alla logica della riflessività:
Resign è quindi “riuso dei segni”, una ricombinazione creativa dei segni di cui sono permeati gli oggetti dimessi e scartati dal processo produttivo main stream al fine di generare, attraverso il riuso, nuovo significato ad alto valore identitario e interpersonale.
Resign è un metaprogetto composto da:
Rappresentazione del network:

Il Network fornisce all’ Atelier gli input, in termini di risorse cognitive, umane e materiali, necessari per intraprendere le seguenti attività/servizi:
I servizi e i prodotti realizzati verranno immessi nel mercato attraverso canali innovativi, differenti dalla semplice vendita (scambio simultaneo di equivalenti) ed incentrati sulla creazione di un legame diacronico e biunivoco fra le parti.
Alcuni esempi di modalità utilizzabili sono: scambio ad abundanziam, oggetto liberato, mostre praticate, aste, progettazione partecipata, progettazione a domicilio.


Andrea Magnani
T. +39 3393022824
Giovanni Delvecchio
T. +39 3290966687
Sede: via Mura Mittarelli 34
48018 Faenza (Ra), Italia
Web: www.resign.it
info@resign.it
In collaborazione con:
Manitese
www.manitese.it
Un ringraziamento a:
Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza
www.fondazionemontefaenza.it

per il suo contributo all'allestimento del laboratorio REsign
A cura di:
DO - nucleo culturale
48018 Faenza (RA)
Via Mura Mittarelli, 34
www.ildo.tv – info@ildo.tv
Con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e le Attività Sportive (POGAS) e della Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura, Sport e Progetto Giovani.
Official website: www.resign.it
In 2007 a new project has been presented every 3 and a half minutes and the number of designers exponentially increases from one year to the next. It is more and more difficult to justify the search of new possibilities to be applied to the objects. We have by far surpassed the serial overcrowding of pop with an incredible and perhaps unrequested conceptual abundance: not only are the objects innumerable, but they are all bearers of various messages, of plenty logics and plenty points of view. The technology and the knowledge on average possessed by designers and architects leads almost necessarily to the creation of products of a certain merceological value, much more difficult is conferring symbolic value different from exclusivity.
The creation of value in the market comes more and more from the creation of symbolic value, based on experience, so much as to talk of an economy of knowledge in which the value attributed to an object depends more and more on the inner content in terms of know how and on the interpersonal meaning attributed to it.
These are only some of the data pointing out the increase of the complexity which is characteristic of the present socio-economical scenery. The exponential growth of flows of people, of ideas, of information has caused a radical change in the concept of the categories of space and time, principles through which people give meaning to experience, personal and collective. The progressive decreasing of distance, physical and social, among people has generated what we could define ‘global brain storming’: that is the situation in which more and more individuals, being able to accede, even on their own, a quantity of information ever increasing ,build paths of individual meaning, autoreferential adapting solutions to the complexity of the social system. This process, characteristic of post-modernity, acts simultaneously in a double direction: on one side, it sets the individual definitely free from ties characteristic of the past, allowing him to experiment experiences and paths of meaning ever possible otherwise; on the other it limits the possibility of crearting astable system of meanings through which to reach a coherent representation of reality.
The excessive fragmentation of meanings we are called to act upon in work and in interpersonal relationships limits the possibility of reaching a strong identities, able to resist against the numerous meanings attributable to experie.
To the great proliferation of ideas we are assisting, often coherent among them but isolated, is accompanied a big dispersion of creative energies caused by the fact that the excessive auto-referentiability does not permit a cumulativity and complementarity of knowledge, indispensible to manage the complexity of the contemporary socio-economical context and reach really innovative solutions.
The inconsistencies characteristic of post-fordism can be solved only adopting a new, reticulated paradigm, based on a type of rationality any more instrumental but reflexive, which takes into consideration the potential impact of the human action on the environment, social and natural, evaluates the importance of relationships through the complementarity of capacities and the process of propagation/democratisation of knowledge.
The scenario described in the last paragraph, in which the most important feature is a wide-range research of identity meanings, suggests nowadays not to focus anymore on objects and projects, but to put the attention on processes, i.e. on the relations thanks to which projects become effects and consequences. The Resign meta-project is prefiguring a sort of Copernican Revolution in which the design process is not anymore just a tool for production, but becomes a mean for the establishment of meaningful relations: the sense of an object won't be observed from an aesthetic perspective, but will be found in its ability to function as a "creator" of dense relations, connotated by a high identity value (Design 2.0).Thus, such a shift in the point of view leads us to use the concept of meta-projects. In this way of thinking, Resign is a methodology that intends to adopt a design-sustainable approach both from a social and an environmental points of view.
This methodology is mainly based on three principles that come from the logic of reflexivity:
Thus, REsign is “RE-use of signs”, a creative re-combination of signs embedded in wasted objects, which have been rejected by the main stream production process, aiming to create, thanks to the re-use, a new meaning, characterized by a high identity and interpersonal value.
REsign is a meta-project composed by:
Network representation:

The Network provides the Atelier with inputs, in terms of learning, human and material resources, necessary to undertake the following activities/services:
Services and products of REsign will be brought onto the market through innovative channels, different form the mere selling (simultaneous exchange of equivalents) and centred on the creation of a diachronic and two-sided bond among involved subjects.


Andrea Magnani
T. +39 3393022824
Giovanni Delvecchio
T. +39 3290966687
Location: via Mura Mittarelli 34
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Web: www.resign.it
info@resign.it
In cooperation with:
Manitese
www.manitese.it
Thanks to:
Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza
www.fondazionemontefaenza.it

for its contribution to the setting of the REsign workshop
A project by:
DO - nucleo culturale
48018 Faenza (RA)
Via Mura Mittarelli, 34
www.ildo.tv – info@ildo.tv
With the Contribution of Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e le Attività Sportive (POGAS) and Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura, Sport e Progetto Giovani.
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